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29/05 – PADRE JAVIER GIRALDO: IN
COLOMBIA PROSEGUONO ININTERROTTE LE VIOLAZIONI AI DIRITTI UMANI
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Nella partecipata conferenza stampa del 23
maggio scorso, il coordinatore della banca dati sui diritti umani e la
violenza politica del Centro di Ricerca ed Educazione Popolare (CINEP),
padre Javier Giraldo, ha affermato che “i 'falsi positivi' ed il
paramilitarismo appartengono allo stesso ceppo, ed hanno una grande
capacità riproduttiva”, aggiungendo che “lo Stato vuole presentare i propri
successi militari sull'insorgenza attraverso azioni come i 'falsi
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positivi',
che attentano ai diritti umani”.
Lo studio testimonia che non esiste alcuna curva discendente in merito a tali
violazioni; nel 2012 sono stati resi noti 11 casi di esecuzioni
extragiudiziarie (i cosiddetti falsi positivi, ovvero omicidi di giovani
innocenti poi presentati dalle Forze Armate di regime come “terroristi
abbattuti in combattimento”, per riscuotere premi e licenze e dimostrare
inesistenti successi sul campo).
Tale fenomeno, secondo lo studio annuale del CINEP, non è affatto scomparso,
ma è presente in tutte le regioni del paese. Secondo Giraldo “ha avuto
diverse motivazioni, ed è figlio dello sforzo del Governo di gonfiare o
aumentare fittiziamente il numero di situazioni in cui ci sarebbe un
vantaggio militare dello Stato sull'insorgenza”. “I settori sociali colpiti
-prosegue Giraldo- sono i contadini, gli operai, gli studenti e gli
oppositori politici”.
I principali violatori dei diritti umani in Colombia sono i paramilitari, con
565 casi, seguiti da Esercito e Polizia, con 455 casi; in totale, quasi 3
episodi al giorno.
Da una rapida scorsa all'andamento dei cosiddetti “falsi positivi” in
Colombia negli ultimi anni, Giraldo conclude dicendo che “il picco, il
momento in cui è stato più elevato il numero di questi fatti è stato fra gli
anni 2006 e 2008, mentre era ministro della Difesa Juan Manuel Santos”.
L'attuale presidente “Jena” Santos, nonostante uno squallido maquillage, non
può occultare la realtà oggettiva del paese: le brutali “forze dell'ordine”,
in combutta con i paramilitari, altra faccia della stessa medaglia, violano
quotidianamente i diritti del popolo colombiano allo scopo di schiacciarne le
lotte ed impossessarsi delle sue terre a vantaggio di oligarchia e
multinazionali, cercando di far tacere ogni forma di opposizione. E il
mandante principale di tali violazioni è proprio Santos, già ministro del
narcoparamilitare Uribe, nonché esponente di punta di quella stessa
sanguinaria oligarchia che da tali continue violazioni ha tutto da guadagnare
e nulla da perdere.
25/05 - ASSOCIAZIONI CONTADINE E
INDIGENE PROTESTANO CONTRO AUTORITA' INDIGENE DEL CAUCA
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Decine fra associazioni contadine,
organizzazioni indigene di base e Zone di Riserva Contadina (ZRC) hanno
protestato fortemente contro le autorità indigene del Cauca, esprimendo la
propria indignazione per l’infausto comunicato sottoscritto e diffuso dal
CRIC (Consiglio Regionale Indigeno del Cauca), dall'ACIN (Associazione
delle Assemblee Indigene del Nord del Cauca) e dall'ONIC (Organizzazione
Nazionale Indigena della
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Colombia).
In tale comunicato viene espressa una condanna delle FARC, accusate
nientemeno di aver “promosso un piano sistematico di sterminio fisico e
culturale del movimento indigeno colombiano”, mentre le ZRC vengono segnalate
come “paraguerrigliere”. Non c’è che dire, neanche i corifei della propaganda
di regime avrebbero potuto fare di “meglio”.
Il comunicato è il frutto del lavoro indefesso di agenzie come l’USAID, una
delle tante coperture della CIA dedite a destabilizzare i governi
progressisti ed antimperialisti in America Latina (Venezuela e Bolivia in
primis), e delle solite ong europee. Un lavoro certosino, fatto di
penetrazione e cooptazione di diversi dirigenti indigeni, e “blindato” da una
coltre di presunta “neutralità” nei confronti dei cosiddetti “attori armati”.
Nonostante nei diversi spazi politici cui hanno partecipato abbiano sempre
parlato di unità delle forze popolari, e a dispetto delle basi sociali che
dichiarano di voler rappresentare, questi pseudo-rappresentanti indigeni
hanno dimostrato di essere completamente asserviti alle posizioni
governative; e di operare come sbirri del regime, che, nel nome di una
pretesa giurisdizione assoluta su tutti i territori ed abitanti delle
comunità indigene, in più di un’occasione hanno fatto arrestare dai loro
scagnozzi diversi giovani indigeni e contadini accusati -e condannati
sommariamente- di aiutare la guerriglia. Giovani che sono stati poi
consegnati alla polizia di regime, che li ha seppelliti in una delle tante
prigioni-tomba della Colombia.
Di fronte a questi gravissimi atteggiamenti delle autorità indigene, che
remano contro l’unità e la lotta popolari di opposizione al regime
oligarchico e mirano a legittimare il terrorismo di Stato contro le Zone di
Riserva Contadina, le organizzazioni contadine, sociali ed indigene di base
esigono una rettifica e la cessazione del lavoro sporco di un certo
“indigenismo” falso-pacifista.
La CIA e le finte ong da essa sostenute operano da anni per inserirsi nelle
contraddizioni del campo popolare, sostenendo la favoletta in base alla quale
le popolazioni indigeni, neutrali di fronte alla guerra, subirebbero
“l'attacco incrociato” della guerriglia e dei paramilitari. La verità è che
nelle zone in cui la componente indigena è più presente sul territorio,
questa costituisce una gran parte della base di appoggio dell'insorgenza, che
da sempre ne sostiene la causa e ne rivendica i diritti; ma le bugie del
regime hanno le gambe corte, e presto o tardi si scopre sempre chi agisce in
difesa dei diritti del popolo, e chi in difesa dei privilegi dell'oligarchia
e degli interessi dell'imperialismo.
22/05 - CONDANNATO A 30 ANNI EX
PARLAMENTARE GARCÍA PER MASSACRO DI 43 ATTIVISTI DELL’UNIÓN PATRIÓTICA
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Lo scorso mercoledì 15 maggio,
la Corte Suprema di Giustizia colombiana, al termine di un lungo processo
durato anni, ha condannato a 30 anni di reclusione César Pérez García quale
mandante e responsabile del massacro di Segovia, dipartimento di Antioquia,
quando l’11 novembre del 1988 vennero assassinate 43 persone e diverse
rimasero ferite.
La sentenza ha determinato che César Pérez García, rappresentante alla
Camera e potente
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capo
del Partito Liberale di Antioquia all’epoca dei fatti, ebbe e mantenne
contatti col capo narco-paramilitare Fidel Castaño, fratello del famigerato
Carlos Castaño.
Tra le tante prove a carico dell’imputato, risaltano le dichiarazioni del
paramilitare Alonso de Jesús Baquero, alias ‘Vladimir’, che racconta nei
dettagli gli incontri avvenuti tra García, Castaño ed Henry Pérez, uno dei
capi paramilitari di Puerto Boyacá: “In una di queste riunioni -afferma
‘Vladimir’- César Pérez García chiese esplicitamente aiuto a Castaño per
togliere di mezzo l’Unión Patriótica a Segovia”. Una testimonianza
drammatica, confermata dalle versioni dei capi paramilitari Iván Roberto
Duque e Daniel Rendón Herrera.
L’onnipotenza criminale ed il macabro zelo con cui sono state portate avanti
le azioni genocide, hanno fatto si che l’incursione paramilitare, con la
complicità dell’Esercito, venisse annunciata con un inquietante comunicato:
“colpiremo con un grande colpo mortale”. Nella sentenza emessa si legge
quindi che quella di César Pérez García “non fu solo una semplice
insinuazione o velata minaccia, ma un ordine ben preciso che si materializzò
con il massacro”.
Dalle testimonianze dell’allora sindaco di Segovia, Rita Tobón, eletta nelle
fila della UP, perseguitata, pedinata e vessata da paramilitari e
generali dell’esercito, viene inoltre confermata la conclamata e funzionale
connivenza tra paramilitarismo ed esercito, un chiaro intreccio di terrorismo
di Stato tutt’oggi operativo.
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